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Scie nel cielo, tracce nell’atmosfera: il ritorno dei detriti spaziali

La mattina del 13 aprile nei cieli della Sicilia è apparsa una striscia luminosa. Sulle prime si era pensato ad un meteorite ma l’analisi delle immagini raccolte dalla rete di sorveglianza Prisma ha invece dimostrato che l’oggetto si muoveva con una velocità di circa 8 km/sec più bassa di quella dei meteoriti che viaggiano ad oltre 12 km/sec. Questa informazione, insieme alla lunghezza della visibilità della scia, ha convinto gli esperti che si trattava di un detrito spaziale, in particolare dell’ultimo stadio di un razzo cinese il cui rientro era atteso proprio il 13 aprile. È un esempio di come molto di quello che mandiamo in orbita, presto a tardi torni a farci visita. Nella maggior parte dei casi tutto finisce in una scia luminosa, mentre più raramente dei pezzi arrivano a terra, causando comprensibile (anche se spesso esagerata) preoccupazione. Ne ho parlato nel mio libro Ecologia Spaziale (Hoepli 2024) dove ho fatto notare che la fine fiammeggiante dei detriti spaziali ha una azione inquinante sull’atmosfera. Le leghe metalliche che costituiscono la struttura dei satelliti, dei lanciatori e dei loro motori non sono naturalmente presenti nell’atmosfera ma analisi in alta quota hanno già rivelato che il 10% delle particelle di aerosol contengono metalli rilasciati dalla distruzione dei satelliti. Nell’ordine naturale delle cose solo le meteoriti metalliche possono contribuire alla presenza di metalli nell’atmosfera, ma si tratta solo di ferro e nickel. Adesso si misura l’alluminio, il litio, il niobio.
Tornando alle strisce luminose, l’unico fenomeno naturale che può generarle sono le meteoriti, frammenti di materiale cosmico che entrano nell’atmosfera a gran velocità e vengono scaldati (e bruciati) a causa dell’attrito, lo stesso che ha arroventato lo scudo termico della missione Artemis II.
In questo modo l’atmosfera ci protegge dalla continua pioggia di materiale grande e piccolo che si trova nello spazio interplanetario. Ogni giorno ci viene a fare visita un gran numero di frammenti cosmici per un totale di circa 100 tonnellate di materiale, per lo più si tratta di polveri originate dalla chioma delle comete ma ci possono essere anche sassi più grandi prodotti da impatti tra asteroidi.
Ci rendiamo conto di quanto sia utile la protezione dell’atmosfera quando guardiamo quello che succede sulla Luna dove gli astronauti hanno visto cadere diverse meteoriti che hanno prodotto piccoli flash di luce e in almeno un caso è stato possibile vedere un cratere nuovo di zecca
In effetti l’atmosfera non fa differenza tra materiale di origine cosmica e materiale prodotto dall’uomo, l’attrito arroventa tutto. Per questo l’atmosfera fornisce un modo semplice a gratuito di sbarazzarsi di vecchi satelliti o pezzi di lanciatori. Una volta che questi oggetti scendono sotto i 300 km di altezza cominciano a sentire la presenza dell’atmosfera che li frena abbassando ulteriormente la loro quota fino a distruggerli in una scia di fuoco. La grande crescita della Space Economy ha fatto moltiplicare il numero dei lanci così come il numero dei satelliti in orbita e questo si riflette in un cospicuo aumento del numero dei rientri. Nel 2025 sono rientrati 1200 satelliti e oltre 100 pezzi di lanciatori. Ciò significa almeno 3 satelliti al giorno e 2 lanciatori alla settimana.
Dal momento che i detriti spaziali sono più grandi e hanno velocità inferiore delle meteoriti, le loro scie sono ben evidenti come è successo la mattina del 13 aprile nei cieli della Sicilia.
Visto il continuo aumento dell’attività spaziale, la possibilità che una scia luminosa sia dovuto al rientro di un detrito è destinata a crescere. Per distinguere un detrito da un meteorite quello che conta è la durata della scia. Un meteorite si consuma in pochi secondi mentre i detriti spaziali bruciano più lentamente e durano anche diverse decine di secondi

Biografia

Patrizia Caraveo è Dirigente di Ricerca all’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) ed ha diretto l’Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di Milano.
Per i contributi dati alla comprensione dell’emissione di alta energia delle stelle di neutroni, ha ricevuto nel 2009 il Premio Nazionale Presidente della Repubblica e, nel 2021, il Premio Enrico Fermi della Società Italiana di Fisica
Nel 2014 è entrata nella lista degli Highly Cited Researchers e ha ricevuto l’Outstanding Achievement award da Women in Aerospace Europe.
Nel 2017 è stata nominata Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Fa parte del Gruppo 2003 per la ricerca scientifica e delle 100 donne contro gli stereotipi

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